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Włoski standardowy
Uno standard per l’italiano, anzi due

 Molti studiosi, come il linguista Gaetano Berruto (sua la voce "Varietà" in treccani.it), affermano che l'italiano non è una lingua uniforme.

Berruto distingue ben nove varietà di italiano, tra cui l'italiano standard letterario. Tra tutti, qui ci interessa soprattutto una varietà: l'italiano standard. Un italiano, cioè, comune a tutti gli abitanti del Bel Paese, che prevalentemente si usa in letteratura, nei testi ufficiali, al cinema e alla radio, a scuola, nelle università. Non è la lingua che si parla per esempio in discoteca, o al bar, o allo stadio, ma piuttosto quella delle occasioni ufficiali.

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L'italiano standard, però, oggi è evoluto in una nuova forma: il neostandard. Come dice la parola stessa, esso è il nuovo standard, vale a dire la "nuova" lingua italiana, così come si parla correntemente oggi, in contrapposizione all'italiano di cento anni fa, ad esempio. Accoglie forme grammaticali più vicine al parlato.

Le forme al passato remoto, al trapassato prossimo, al trapassato remoto del modo indicativo, come anche il modo condizionale, tendono ad essere abolite, nel neostandard. Al posto di esse, ci si serve dei modi indicativo e congiuntivo (soprattutto nelle frasi subordinate). 
 
Letture consigliate:
Berruto (1987), Sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, Carocci, Roma."
D’Achille (2003), Breve grammatica storica dell'italiano, Carocci, Roma.
Sobrero (1993), Lingue speciali, in Introduzione all'italiano contemporaneo. La variazione e gli usi, (a cura di), Laterza, Roma-Bari.
Serianni (1989) Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria. Suoni, forme, costrutti, in collaborazione con Alberto Castelvecchi, Utet, Torino.

Il congiuntivo al cinema: